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L'erbicida, classificato nel gruppo 2A delle sostanze 'probabilmente cancerogene', non sarebbe presente in dosi tali da far risultare pericoloso il cibo
L’assunzione per via alimentare di glifosato, il principio attivo dell’erbicida RoundUp, non espone al rischio di cancro. Sono di questo parere la Food and Agriculture Organization of the United Nations (Fao) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che al termine del convegno congiunto sui residui dei pesticidi tenutosi a Ginevra la scorsa settimana sono giunte alla conclusione che “è improbabile che il glifosato costituisca un rischio cancerogeno per gli umani a causa di un’esposizione attraverso l’alimentazione”.

L’erbicida è stato più volte al centro dell’attenzione mediatica. L’interesse nei suoi confronti si è riacceso con la recente pubblicazione di una monografia dell’Iarc (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Oms) secondo cui si tratterebbe di una sostanza probabilmente in grado di indurre il cancro. Sulla base dei dati a disposizione l’Iarc ha incluso il glifosato nel gruppo 2A di sostanze “probabilmente cancerogene per l’uomo”; le reazioni non si sono fatte attendere: in Germania, ad esempio, è stata prontamente avanzata la richiesta dimettere al bando forniture e impiego dell’erbicida da parte dei privati in tutta Europa, e anche l’agenzia di Protezione Ambientale della California ha manifestato l’intenzione di inserire la molecola nell’elenco delle sostanze cancerogene. Le nuove conclusioni di Fao e Oms sembrano però ridimensionare la portata del problema, rassicurando sui rischi associati all’esposizione a questo diffusissimo erbicida.

“Sono disponibili molti studi epidemiologici sugli esiti in termini di cancro dell’esposizione occupazionale al glifosato - si legge nel Rapporto redatto in conclusione del convegno Fao/Oms - In generale, gli studi caso-controllo e le metanalisi forniscono qualche prova di un’associazione positiva tra l’esposizione al glifosato e il rischio di linfoma non-Hodgkin. Tuttavia, è importante sottolineare che l’unico studio di qualità condotto su un’ampia coorte non ha rilevato prove di un’associazione a nessun livello di esposizione”.

Fao e Oms sottolineano inoltre che gli effetti tossici del glifosato a livello di genoma sono stati testati in modo diverso in molti diversi organismi portando alla conclusione che la somministrazione per via orale di glifosato e di prodotti a base di glifosato fino a dosi di 2.000 mg per kg di peso corporeo “non è stata associata ad effetti genotossici nella stragrande maggioranza degli studi condotti nei mammiferi, modelli considerati appropriati per valutare i rischi genotossici nell’uomo”. Sottolineando che nel caso dell’uomo l’assunzione per via orale dell’erbicida è la modalità di esposizione alimentare preponderante, Fao e Oms concludono che “è improbabile che il glifosato sia genotossico ai livelli di esposizione alimentare attesi” e che “è improbabile che il glifosato esponga l’uomo a rischio carcinogenesi a causa dell’esposizione attraverso l’alimentazione”.

Sulla base di quanto emerso durante il convegno, gli esperti hanno concluso che non è necessario stabilire una dose acuta di riferimento per il glifosato o per i suoi metaboliti “a causa della sua bassa tossicità acuta”. Per quanto riguarda, invece, la dose giornaliera accettabile (cioè la quantità che si può assumere tutti i giorni per tutta la vita senza correre il rischio di effetti avversi), Fao e Oms confermano che, sulla base dei lori effetti sulle ghiandole salivari, il glifosato e i suoi metaboliti possono essere assunti fino a dosi di 1 mg per kg di peso corporeo.

 

 

 

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