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Le patatine fritte sono più nocive, ma fanno male anche il purè e le patate bollite e al forno
Consumare almeno quattro porzioni di patate a settimana potrebbe aumentare il rischio d’ipertensione. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista British Medical Journal dai ricercatori del Brigham and Women's Hospital edell’Harvard Medical School di Boston (Usa). Secondo gli esperti, il consumo frequente delle patatine fritte è più nocivo, ma fanno male anche quelle bollite, quelle cotte al forno e il purè.


Nel corso della ricerca, gli autori hanno monitorato le abitudini alimentari di 187.453 persone di entrambi i sessi, per oltre vent’anni. Al termine di questo periodo, hanno scoperto che i soggetti che consumavano almeno quattro porzioni a settimana di patate avevano maggiori probabilità di soffrire d’ipertensione, rispetto a chi consumava il tubero soltanto una volta al mese. Il consumo frequente delle patatine fritte aumentava il rischio di pressione alta del 17%, mentre quello del purè, delle patate bollite o di quelle cotte al forno dell’11%. I ricercatori hanno anche osservato che sostituire questo alimento con altri vegetali privi di amido aiuterebbe, invece, a ridurre il valori pressori.

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“Abbiamo osservato che i partecipanti che all'inizio non avevano un pressione arteriosa elevata, dopo aver consumato quattro o più porzioni di patate a settimana hanno mostrato un aumento della pressione superiore rispetto a chi ne mangiava solo una porzione al mese - spiega Lea Borgi, che ha diretto la ricerca -. Inoltre, abbiamo scoperto che chi ha sostituito una porzione di purè o di patate al forno con una porzione di vegetali non amidacei, aveva meno probabilità di soffrire d’ipertensione”.

Gli studiosi hanno pertanto invitato le autorità sanitarie statunitensi a rivedere la loro recente decisione d’inserire le patate tra gli alimenti “salutari”. Secondo gli autori questa scelta, motivata dall’elevato contenuto di potassio presente nel tubero, dovrebbe essere revocata alla luce dei risultati di quest’indagine.

 

 

 

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